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Gossip
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Ultimo aggiornamento:
21-03-09.
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Bonolis gay ad honorem per meriti acquisiti? |
Altro che polemiche!
Bonolis, in realtà, merita il titolo di "gay ad honorem" per aver
sensibilizzato l'opinione pubblica sulla questione omosessuale.
E se tale onore dovesse turbarlo, dovrebbe accettare almeno quello
di paladino dei diritti dei gay.
C'è un aspetto del polverone sollevato dalla canzone di Povia che va
approfondito.
Un tema così arduo non era mai stato dibattuto su Rai Uno, la rete
rassicurante dedicata alle famiglie!
Da sempre passano davanti agli occhi di massaie e pensionati, larga
fetta dell'audience di Rai Uno, famosi attori e cantanti omosessuali
di cui il pubblico tradizionale non sospetterebbe mai l'inclinazione
erotica. Da sempre la TV pubblica glissa su una battaglia sociale
condotta da molti italiani.
Ora Bonolis la porta alla ribalta dello Spettacolo dell'anno con
l'inedita soap trasmessa nell'ora di maggiore traffico televisivo.
E vi sembra poco?
Cominciamo dall'inizio. |
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Premetto che io quest'anno vedo il Festival, oltre
che per scriverne qui, per un piacere che mi accomuna ai miei
ipertecnologici nipoti di 11 e 14 anni, che se ne fottono di Iva
Zanicchi, conoscono solo i cantanti americani e la sera giocano con
la play station.
Io amo Bonolis, pur senza nessuna implicazione sessuale.
Mi sta simpatico, insomma.
Mc Luhan avrebbe trovato argomenti più sofisticati, lo so, ma io
sono un uomo di cuore, non certo un intellettuale svitato come la
buonanima di Marshall!
Dunque ieri mi sintonizzo in ritardo sull'apposito canale: Mina già
non c'è più, ma i miei amici mi confermano che in ogni caso la Tigre
di Lugano a Sanremo non c'è mai stata! Dunque mi sono perso un
fantasma...(vedi qui tutte le partecipazioni di Mina al Festival)
L'impatto visivo è di grande familiarità: lo show si svolge in un
cerchio scenico ridotto al minimo dalla disposizione incombente
degli orchestrali e del pubblico del Web e dall'effetto ottico
restringente di colori vitali ed espansivi, come il rosso e
l'arancio.
Una scelta comunicativa del grande artista Gaetano Castelli che crea
un contesto raccolto e amichevole, e sacrifica un po' la dimensione
ufficiale dell'evento, che si nutre di prospettive estese e
profonde.
Unica perplessità: con tanta cubatura che c'è in un teatro così
grande, è proprio necessario rischiare di rompersi l'osso del collo
in venti centimetri quadri?
Bonolis mi sembra un po' troppo recitante all'inizio ma poi si
scioglie e dà la sensazione di una maggiore spontaneità che ne
esalta lo spirito goliardico: è lo scotto da pagare ad un copione
scritto per un anno intero nei minimi dettagli!
Mi auguro che lo dimentichi ogni tanto, per creare le condizioni di
un imprevisto davvero televisivo.
Filo rosso della serata, dunque, il dibattito virtuale sulla
-incivile- tesi poviana, che afferma che i gay sono malati che
possono guarire. |
Bonolis l'avrà pur sdoganata per ragioni
promozionali, ma di fatto ha creato due fronti contrapposti e
suscitato un confronto coinvolgente.
I poli dialettici della serata sono Benigni, che esalta la dignità
dell'amore in ogni sua forma, Povia, che in ogni caso non può più
cambiare idea e canzone, e Grillini, che trasforma in una
dichiarazione politica l'afflato artistico del comico toscano.
Rimane fuori dalla discussione molta roba.
L'assunto freudiano che un gay diventa tale per non tradire mammà,
citato nel testo della canzone, non tiene conto che lo psicanalista
austriaco era un pioniere dell'inconscio e procedeva a tentoni con
la sua stessa autoanalisi: chiedergli finezza di particolari in
tutti gli aspetti del suo vasto sistema teorico sarebbe come
chiedere a Meucci e Bell di sottoscrivere la christmas card della
vodafone per messaggiare gratis e mettersi d'accordo via sms sulla
parternità del telefono.
Gli stessi freudiani oggi, peraltro, trovano un po' demodè molte
tesi del padre della psicanalisi!
Se il gay non tradisce la mamma, lo imita di certo il playboy che
cambia donna senza mai legarsi a nessuna e senza mai staccare il
cordone ombelicale che lo unisce alla genitrice.
Dunque, la prossima canzone di Povia sarà dedicata ad uno
sciupafemmine?
Magari a Vittorio Sgarbi?
Dopo "Luca era gay", avremo "Vittorio sarà gay"?
O la interpreterà Sal da Vinci, col titolo "Vittò, statt'accuorto"?
La realtà gay è in effetti molto variegata, trasversale ed al
90 per cento sommersa: la gran parte degli omosessuali è bisessuale,
è composta da persone sposate e, spesso, con prole.
Come si pone la Chiesa nei loro confronti? Non sarebbe meglio
limitarsi civilmente ad incoraggiare il senso di responsabilità
delle persone per le conseguenze delle loro preferenze sessuali,
quando queste le hanno?
La soapizzazione festivaliera ha in ogni caso reso compatibile una
discussione su un tabù con la sensibilità del pubblico generalista.
Il culmine della fiction riserva una sorpresa saffica.
Bonolis informa la casalinga di Voghera che la cantante ospite, Katy
Perry, si diletta a baciare le amiche.
I conti tornano, ecco il lieto fine!
Luca era gay e ora sta con lei...che è lesbica.
Mammà può stare tranquilla! Ma per poco: stasera si ricomincia... |
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fonte blogosfere.it |
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